Altre storie vive la materia con il torinese Pier Luigi Rinaldi, il veronese Luigi Faccioli, l’urbinate Enrico Ricci, il campano Ugo D’Ambrosi e l’abbruzzese Elio di Blasio che vengono ad aggiungersi a quelle dei già incontrati Raspi, De Gregorio, Moreni, Vacchi, Emblema e Fossati, il quale ultimo nel corso degli anni Sessanta dapprima ritenta nuove “pezzature” all’interno del monocromo blu notte (Composizione 1961), poi scandisce in una sorta di costruttivismo informale le zone cromatiche (Composizione: Interno, 1964), per quindi rimettere in discussione quest’ordine con un pennelleggiare più mosso (Composizione, 1965-69) e con qualche preannuncio di figure (Composizione: Figura, 1965-69), nonché di una dialettica spaziale che si avvale della liquefazione del precedente materismo (Interno-esterno, 1968).

Questa prestigiosa partecipazione di D'Ambrosi al Premio Biella 1996, offre l'opportunità di analizzare la produzione dell'Artista che mantiene una linearità di ricerca continua e fortemente coerente.

Tra immagine e forma

La premessa mi sembra opportuna non tanto per chiarire un possibile statuto della grafica che il tema affascinante richiederebbe ben altri approfondimenti qui non consentiti, quanto perché trova un convinto e convincente svolgimento in Ugo D'Ambrosi che, a mio parere, rappresenta una testimonianza esemplare per verificare in che consista l'autonomia della grafica e in che termini possa porsi rispetto alla pittura.

Ugo D'Ambrosi pittore, dipinge l'automobile da "pittore".

Una scelta coraggiosa, la sua, proprio perché quella dell'automobile è una tematica che implica solitamente tutto un mutamento di registro, non più impasti, accordi di tono, velature, bensì un adeguamento ai nuovi strumenti del linguaggio, vernici, plastica, design.

Il 1968 segna una data di rilevante importanza nella vicenda artistica di Ugo D' Ambrosi. La sua ricerca mostra infatti i segnali di una svolta ed inoltre egli si ritrova ad essere tra i fondatori a Reggio Calabria di quell'Operativo «Incontro Sud» che sfocerà pochi mesi dopo la sua formazione nell'attività dell'omonima Galleria.

Attorno agli anni '60 Ugo D'Ambrosi mette a profitto la sua cultura informale, una cultura che egli aveva già maturato in precedenza se si consi­dera l'impostazione materica e gestuale di alcune opere del '59. La novità di questi elementi fanno pensare che egli era a conoscenza non solo come situazione informativa ma come condizione esi­stenziale. La materia densa di colori e il segno che emergeva come un filo sgrovigliato erano intesi come "unicum".

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Anche Ugo D'Ambrosi presenta nove tele: ricorderemo «Passaggio con la luna», «Natura morta N. 2» «Paesaggio rosso».

La realtà, colta e fermata nella sua trasparenza poetica, nella sua sostanza sentimentale pare essere lo stimolo primo alla sua fantasia.

Ne vien fuori una partitura civile e gradevole,sensibilmente annotata. La manualità pittorica neesce sempre salva.

(da : Recensione, in «Il Popolo», 1961)

Per il principio dell'unita dei contrari, nessuna sorpresa che un artista come Ugo D'Ambrosi venga considerato, in virtù delle sue desinenze lessicali, legato alle più importanti avant-gardes del secolo e nello stesso tempo venga ritenuto espressione di una determinata corrente d'arte, nonché dipen­dente di un clima emotivo maturato in alcuni luo­ghi del Meridione, che peraltro segneranno la fortuna storica di un gruppo di artisti.


1. La tavolozza dell’anima

Difficile voltarsi indietro per D’Ambrosi, difficile raccogliere in un giorno, in un quadro, in una pennellata le ansie di ieri o comunque raccontarne gli umori. Proprio perché la sua pittura non è racconto, ma mesta elegia o amaro sarcasmo o ancora pietoso raccoglimento o breve anelito di serenità nel cogliere i frammenti del giorno che passa.

Rifacendo a ritroso il percorso artistico di Ugo D'Ambrosi ci si accorge che il periodo "informale" della sua pittura è preceduto da un'ampia ricerca figurativa.