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Le estasi pittoriche di Ugo D'Ambrosi

Altre storie vive la materia con il torinese Pier Luigi Rinaldi, il veronese Luigi Faccioli, l’urbinate Enrico Ricci, il campano Ugo D’Ambrosi e l’abbruzzese Elio di Blasio che vengono ad aggiungersi a quelle dei già incontrati Raspi, De Gregorio, Moreni, Vacchi, Emblema e Fossati, il quale ultimo nel corso degli anni Sessanta dapprima ritenta nuove “pezzature” all’interno del monocromo blu notte (Composizione 1961), poi scandisce in una sorta di costruttivismo informale le zone cromatiche (Composizione: Interno, 1964), per quindi rimettere in discussione quest’ordine con un pennelleggiare più mosso (Composizione, 1965-69) e con qualche preannuncio di figure (Composizione: Figura, 1965-69), nonché di una dialettica spaziale che si avvale della liquefazione del precedente materismo (Interno-esterno, 1968).

Per merito di un drappello di campani l’Informale materico ha una forte presenza negli anni sessanta a Reggio Calabria, presenza che tuttavia rimane circoscritta a questa colona campana approdata nel capoluogo calabrese per insegnarvi nei locali istituti artistici, eppoi nella locale Accademia di Belle Arti. L’unico della generazione qui presa in esame è Ugo D’Ambrosi, il quale arriva nel ’62 a Reggio Calabria per insegnare presso il Liceo Artistico, D’Ambrosi è in piena fase materica, maturata sul finire degli anni Cinquanta all’interno della sua ormai disarticolata, in direzione (in un certo senso) costruttivista, figurazione (Case in collina, 1960). E’ Spinosa il punto di riferimento del suo discorso informale. Ma a differenza del più anziano pittore napoletano, D’Ambrosi una concezione dello spazio diversa. I suoi toni ricchi di ombre e penombre si mantengono nella tradizione caravaggesca della pittura campana e calabrese del Seicento, per cui la sua sensualità per le paste materiche s’intride dei contrasti chiaroscurali, più tendenti al buio che alla luce, di un Battistello Caracciolo, di un Massimo Stanzione e di un Mattia Preti,

Già in una serie di tempere del ’60-’61 su carta D’Ambrosi mette a fuoco questo suo calibrare ombre e coaguli di colore più emergente nello spazio materico, discorso che poi raggiunge un suo apice negli anni successivi negli olii e tecniche miste Impressione della ionica del ’63, Immagine, Immagine n. 2 del 64, Marina, Rosso del ’65, Paesaggio con rosso del ’66, prima di aprirsi alla luce (Figure nella luce, 1966). E’ come se D’Ambrosi spalancato la finestra su questa storia di “interni” del suo informale per recuperare la luce dell’esterno e del cielo. E non è un caso che Paesaggio del ’66 affoghi il suo materismo in variazioni di un azzurro-celeste che invade tutto il quadro.

E' il primo passo verso quel diverso sentimento della materia che D'Ambrosi esplicita attraverso il collage di brani dì cartoncini ondulati su tavola (Combustione, 1968), discorso propedeutico al ricorso successivo alle lamiere dipinte della serie delle Macchine. Negli anni finali del Sessanta, del resto, D'Ambrosi s'impegna nel tentativo di rinnovare e nel contempo vivacizzare l'attività artistica reggina. Infatti nel '68 dà vita, assieme a Luca Monaco, ltalo D'Auria, Leo Pellicano, a cui in seguito si unirà Luigi Malice, al Gruppo Incontro Sud, che si doterà di uno spazio espositivo, che, oltre ad avvalersi della collaborazione dei critici Italo Mussa e Carlo Romeo, nonché di contatti con la Grafica Romero di Roma, organizza mostre collettive di artisti meridionali, nonché personali di grafica di Cagli e di dipinti di Spinosa, ambedue nel 1969. Abbiamo più volte accennato all'attività grafica di numerosi artisti sin qui considerati (*). In verità la generazione in questione può vantare una buona schiera di incisori, alcuni dei quali senza dubbio più validi come grafici che come pittori, com'è, tanto per fare un esempio, il caso Vespignani, altri invece validi in ambedue gli specifici espressivi, com'è per Guerreschi, Strazza, Zigaina, Ciai, Walter Valentini e qualche altro. Alcuni di essi hanno insegnato o insegnano incisione nelle Accademie di Belle arti, come Ugo D'Ambrosi a Reggio Calabria, Frascione e Strazza, che ha scritto anche un validissimo libro sulla tecnica dell'incisione, a Roma, Piacesi a Firenze, Magnolato a Venezia, infine Enrico Riccí a Urbino, ma presso l'Istituto Statale d'Arte. Ugo D'Ambrosi, altro notevole incisore, come Ricci, Bartolozzi e tanti altri cogenerazionali, dopo il periodo macchinico, che si estenderà, senza impennate significative, fino agli anni ottanta, sul finire di essi ritrova la felicità degli abbandoni ai disfacimenti delle forme, recuperando così frammentazioni segniche, accensioni cromatiche, effusività cromo materiche che già aveva praticato, come visto, negli anni Sessanta. Ma l'atteggiamento non è più lo stesso. Ora emerge un nuo-vo interesse per la luce che nelle sue dispersioni cromatiche intride di delicato lirismo la pittura di D'Ambrosi. Sembrerebbe che per D'Ambrosi si sia configurata una nuova stagione di libertà espressiva ed esecutiva, in cui la potenza della luce ha fatto fondere le immagini rendendo i loro relitti aerei, atmosferici e perfino gassosi. Le luci che si soffondono nelle sue opere non sono esterne, ma sono luci che provengono dall'interno dei quadri, che per ciò si propongono come estasi pittoriche, come odi a quest'entità tanto fondamentale nella pittura che è appunto la luce colorata. E si tratta di odi tutte di medesimo empito e di identica tenuta che s'avviano a formare una raccolta, come si fa nella poesia scritta, con Forme in movimento (1988), Analizzando un paesaggio, Strappo di fi-gura di danza (1989) , Strappo con forme, Strappo con elementi di paesaggio (1990). L'assunto dichiarato nel catalogo della prima mostra della galleria («Incontro Sud costituisce un momento importante per i pittori promotori di questa iniziativa e testimonia concretamente l'impegno di chi, al di là delle visioni o posizioni artistiche diverse, organizza le proprie forze articolandole insieme a quelle di altri per cercare di stabilire un punto unitario da cui partire e tentare di allargare il dibattito sui problemi artistici e culturali. Incontro Sud si propone in questo senso di colmare un vuoto evidente nell'ambito della vita artistica della nostra città e dichiara la propria disponibilità per esperienze e manifestazioni che si indirizzino ed orientino verso lo scambio e la circolazione delle idee») non riesce a determinare quella nuova situazione auspicata a Reggio Calabria, anche se riesce a far approdare nel 1969 a Napoli, nell'ambito della Rassegna Nazionale «Giovani del Mezzogiorno», la mostra Situazioni: artisti operanti in Calabria, tra i quali naturalmente c'era anche D'Ambrosi. Infatti nel 1970 l'attività della Galleria Incontro Sud cessa, con il conseguente scioglimento del gruppo che le aveva dato vita.

Storia dell'Arte Italiana del '900 - Generazione anni Venti

(*) Mi riferisco soprattutto a Vespignani, Bonpadre, Gua-sti, Ferroni, Zigaina, Lattanzì, Cajani, D'Ottavi, Soffiantino, Ruffini, Ciai, D'Ambrosi, Porzano, Caruso.

PERCORSO ARTISTICO: NEO-INFORMALE anni '90

Giorgio Di Genova

Ultima modifica il Mercoledì, 04 Marzo 2015 20:24
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