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Un pittore che dipinge da pittore

Ugo D'Ambrosi pittore, dipinge l'automobile da "pittore".

Una scelta coraggiosa, la sua, proprio perché quella dell'automobile è una tematica che implica solitamente tutto un mutamento di registro, non più impasti, accordi di tono, velature, bensì un adeguamento ai nuovi strumenti del linguaggio, vernici, plastica, design.

E' proprio a questo adeguamento -coincidente troppo spesso col manierismo- che D'Ambrosi si oppone. Egli vuole restare fedele, pur nel rinnova­mento, ai vecchi valori.

Gli antecedenti storici, in verità, sono ben pochi. E' stato notato che gli impressionisti hanno trascurato la tematica dell'automobile, e così più avanti nel tempo: tra i cosiddetti novecentisti (sal­vo appena Sironi) l'automobile è ignota.

Soltanto i futuristi, e marginalmente, vi si sono accostati: basterà ricordare certi studi dinamici di Balla, come "automobile + velocità + rumore".

Ma sono eccezioni. L'automobile non ha trova­to finora un grande interprete pittorico. Ci sono voluti i pop a farne la protagonista, ma già in un’accezione di consumismo; se non dì dissacrazione (le povere automobili schiacciate di Chamberlain e César). Ed ecco ora l'iperrealismo, il riporto fo­tografico, le varie tautologie imperanti. E' pittura codesta? Il discorso che propone D'Ambrosi è tutt'affat­to diverso dall'ossequio alla tecnologia o dalla sua mistificazione. Ripeto: egli dipinge da "pittore". Cioè riduce la tematica a quella misura aurea che è sempre stata della pittura, antica o moderna che sia (da Giotto a Morandi).

Paolo Rizzi con Ugo D'Ambrosi in occasione dell'innaugurazione della Personale alla Galleria "Al Sole" - Feltre (Belluno), 1974

Paolo Rizzi

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Gennaio 2015 19:45
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