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La necessità dell'immagine: dalla macchina negata al recupero della valenza gestuale

Il 1968 segna una data di rilevante importanza nella vicenda artistica di Ugo D' Ambrosi. La sua ricerca mostra infatti i segnali di una svolta ed inoltre egli si ritrova ad essere tra i fondatori a Reggio Calabria di quell'Operativo «Incontro Sud» che sfocerà pochi mesi dopo la sua formazione nell'attività dell'omonima Galleria.

Si tratta in realtà di due eventi che, pur nelle loro specifiche motivazioni, vanno considerati come un punto di approdo sul quale avviare il tentativo di ricostruzione di quell'iter che, dallo scadere appunto degli anni Sessanta, immette nel corso dei decenni che vanno dal Settanta al Novanta. Un cammino che, iniziato ben oltre un ventennio prima ed affidato per quel che attiene tale lasso di tempo all'attenta esegesi critica di Massimo Bignardi, individua proprio nella sistemazione interna alla presente pubblicazione le ragioni dell'assumere direttamente il 1968 quale data di partenza per questa mia indagine critica. L'essere per tanto entrata subito in medias res non vuole e non può portare a tralasciare, come parte di un metodo ormai strutturale ad un'analisi dal taglio monografico, i legami innanzitutto con il contesto storico nel quale l'operato di D'Ambrosi lungo questi due decenni si sviluppa. E' una lettura tesa ad allargare l'orizzonte entro il quale l'esperienza di un artista il suo bagaglio personale di scelte stilistiche e di metodo si situa, tenendo in tal senso ben presente che un'opera d'arte è sempre frutto di una fitta rete di relazioni, sociali, politiche, economiche, culturali, il cui piano di riscontro e per l'appunto la storia, senza la conoscenza della quale qualsiasi giudizio formulato intorno ad essa può risultare vano. Se dunque la verifica storica dà ragione del considerare l'opera d'arte come un insieme di esperienze stratificate e diramate, ciò risulta oltremodo riscontrabile in Ugo D'Ambrosi la cui ricerca si esprime certamente in rapporto ad un complesso di situazioni che la perimetrano intrecciandosi alle maglie del proprio vissuto.

ADA PATRIZIA FIORILLO

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Gennaio 2015 19:25
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