Gli sviluppi dell'arte di Ugo D'ambrosi

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Per il principio dell'unita dei contrari, nessuna sorpresa che un artista come Ugo D'Ambrosi venga considerato, in virtù delle sue desinenze lessicali, legato alle più importanti avant-gardes del secolo e nello stesso tempo venga ritenuto espressione di una determinata corrente d'arte, nonché dipen­dente di un clima emotivo maturato in alcuni luo­ghi del Meridione, che peraltro segneranno la fortuna storica di un gruppo di artisti.

La corrente di cui al riferimento critico è l'informale, ma da esso D'Ambrosi, per come vedremo, ha tratto elemen­ti interpretativi che si sono rivelati in linea con la produzione italiana, più che con il materismo, inte­so come medium della corrente originaria dell'informel; mentre i luoghi riguardano non soltanto il rigoglioso ambiente di Napoli, in cui acquisisce nel 1951 il Premio Napoli, ma soprattutto la Città dello Stretto, Reggio Calabria, ove insegnando al Liceo artistico e successivamente divenendo titolare di cattedra all'Accademia di Belle arti della stessa cit­tà, ha modo di stringere un rapporto di amicizia e che presto diventerà vero e proprio sodalizio arti­stico con i colleghi Italo D'Auria, Luigi Malice ,Luca Monaco e Leo Pellicanò.

In questo contesto si assiste all'allargamento della concezione di D'Ambrosi, nella cui finalità è rintracciare, con il superamento delle ricerche de­cadentistiche e razionalistiche, l'affermazione di quei valori che l'avanguardia italiana e l'espressio­nismo tedesco avevano posto come salvaguardia dell'atto rispetto al fatto, ma anche come espli­cita negazione dell'informalismo passivo e fine a se stesso. Partito infatti dalla traslazione emotiva della materia e perciò dall'evocazione di una fi­guralità in procinto di astrattizzarsi (il riferimento storico è l'acquerello anfibio del 1910 di Kandin­sky), D'Ambrosi si avvia alla completa trasmutazio­ne dello spazio fisico e fenomenico in quello inter­no, sicché i coaguli informi vengono trasformati in una realtà vivente, molto più vicina alla tensione lirica ed espressionista che al materismo informe e negatore di realtà "altre". E questo perché l'in­formel, ritenuto "vandalismo anarchico" (M. Cal­vesi), non poteva e non può essere accettato da una tradizione non regionale e proto-meridionale come quella espressa da Balla per i futuristi e da Franz Marc per gli espressionisti, a Roma come a Monaco, presto da Burri, ossessionato dai sacchi che gli ricordavano il campo di concentramento di "non cooperatori".

Luigi Tallarico

Ultima modifica il Venerdì, 16 Gennaio 2015 19:22

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